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Testa, il paroliere che vinse tutto: dallo Zecchino ai Golden Globe
MILANO - «Carina», «Quando vien la sera», «Quando quando quando», «Un
anno d´ amore», «Cicale»: è difficile non conoscere almeno una delle
tante canzoni firmate da Alberto Testa, scomparso lunedì a Velletri
dopo una lunga malattia polmonare all´ età di 82 anni (i funerali si
terranno domani a Roma nella chiesa degli artisti di piazza del
Popolo). Il dato stupefacente di questo poeta non sono tanto i mille
brani scritti fra il 1958 e i giorni nostri, quanto la sua capacità di
saper interpretare nel tempo i gusti della gente, distribuendo le sue
canzoni nell´ arco di varie generazioni di cantanti, da Tony Dallara
con «Brivido blu» a Mina («Renato», «Un buco nella sabbia») alla Vanoni
(«Io ti darò di più») fino ad Andrea Bocelli («Se la gente usasse il
cuore»). Senza contare le sue canzoni diventate un cult per i bambini,
come «Cicale» che lanciò in tv Heather Parisi. Alberto Testa era nato a
Santos, in Brasile, l´ 11 aprile del 1927. Rientrato in Italia si
stabilì a Varazze. Si arruolò nei paracadutisti e finì prigioniero nel
Texas. Tornato in Italia iniziò a lavorare con il padre vendendo tessuti per
impermeabili, ma la sua passione per il jazz e le canzoni lo portavano
a frequentare la mecca della musica che era allora Galleria del Corso a
Milano e locali adiacenti. La notte scriveva testi e nel ´ 58 riuscì a
piazzare il suo primo successo «Per un bacio d´ amor» cantata da Tony
Dallara per il quale l´ anno successivo compose «Brivido blu». Nel ´ 59
scoppiano «Carina» (Fred Buscaglione e Arigliano), nel ´ 60 «Quando
vien la sera» (Wilma De Angelis), «È mezzanotte» (Sergio Bruni, Joe
Sentieri). La vera esplosione si ebbe nel ´ 62 con «Quando quando
quando» composta con Tony Renis e nel ´ 64 con «Un anno d´ amore» per
Mina. Alberto Testa mostra in quegli anni una creatività a tutto campo:
anzitutto diventa un campione di milanesità scrivendo «Innamorati a
Milano» per e con Memo Remigi, una canzone che diviene il simbolo della
capitale lombarda. Poi la capacità di scrivere testi paradossali e
umoristici: basti pensare a «´ A pizza», per il festival di Napoli,
portata al successo da una coppia davvero inusuale, Aurelio Fierro e
Giorgio Gaber. E mentre la sua «Bandiera gialla» lanciata da Gianni
Pettenati diventa la colonna sonora dei sogni e delle utopie degli anni
Sessanta, lui continua a scrivere brani per lo «Zecchino d´ oro» («E
nelle onde che baraonde» e «Sciaffete nel pozzo»). Testa mostra nel
tempo una versatilità ad ampio raggio: sa muoversi nell´ enfasi
melodrammatica del bel canto all´ italiana («Non pensare a me» per
Claudio Villa e Iva Zanicchi), nell´ area colta di un brano come «La
riva bianca la riva nera» (Zanicchi), nel ritmo scanzonato di «Quando
dico che ti amo» (Renis, Mina), ma anche nel costume con una canzone
anticonformista quale «Sono una donna non sono una santa» per Rosanna
Fratello. Con la moglie Diana Tosi, scomparsa nell´ 81, «Anche un uomo»
per Mina. Innumerevoli sono state le trasmissioni televisive come
autore, da «Senza Rete» a «Fantastico» a «Domenica in». Nel ´ 99 ha
vinto il Golden Globe per «The prayer» (duetto Bocelli-Celine Dion).
Tony Renis ricorda il suo fiuto. «Mi mandò da lui Mogol che per ragioni
editoriali non poteva scrivere il testo di "Grande grande grande" per
Sanremo. Appena sentita la musica disse: "Ho mandato decine di canzoni
per Sanremo. Le ritiro tutte e punto su questa. Sarà un successo
mondiale"».
Mario Luzzatto Fegiz Ci sono 0 Commenti
Inserito il 21 Ott 2009 da MLF
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