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Aznavour rende omaggio all´Italia in dodici canzoni. Il 4 arriva a Roma
ROMA - Tutto esaurito mercoledì 4 in Auditorium per Charles Azanavour. Il concerto del grande ritorno ha entusiasmato il pubblico

Il menù di canzo­ni è pensato per appagare chi ha nel cuore Charles Aznavour. Il contesto orchestrale e sceni­co anche. Gli anni non aiutano la voce, ma la classe e l´elegan­za dell´autore-interprete sono intatte. Al ritorno in Italia do­po 26 anni - l´altra sera al Re­gio di Parma, prima tappa di un tour che tocca Firenze, il 3 Milano, il 4 Roma, il 6 Ca­tanzaro e il 9 Bari - l´artista 85enne si dà senza risparmio, con una virtuosa big band. Il menù di canzoni in italiano è abbondante: Dopo l´amore, Buon Anniversario, Morir D´amore, Devi Sapere, L´istrio­ne, Non mi scorderò mai, Quel che non si fa più, Ave Maria, Ie­ri si, E io fra di voi, La Bohème, Com´è triste Venezia.

Dodici, il doppio delle sei promesse. L´Aznavour in italiano, alme­no nella prima parte, mostra qualche incertezza: lo sforzo di ricordare si avverte. Si perdono le parole di Buon Anniversa­rio», struggente quadretto di una moglie diventata intrattabi­le e ingestibile che brucia una grande occasione di felicità. Nella nostra lingua il motore sembra un po´ arrugginito e i versi di Calabrese, a distanza di anni, sembrano sacrificare la foné sull’altare della fedeltà ai concetti originali. In francese invece il decollo è facile e legge­ro, soprattutto quando Azna­vour divide la scena con la fi­glia Katia, una delle due cori­ste, in «Je voyage».

In francese prevale l´energia con una inso­spettabile capacità di andare anche su altri generi come l´et­no- folk di Les deux guitares. In italiano domina quello stile decadente che canta anche le facce negative dell´amore co­me «E io fra di voi» che i più conoscono per le cover di Mi­na e di Battiato, anatomia di un triangolo visto dalla parte del cornuto, la gelosia che sublima nel dolore per quella complici­tà palpabile fra lei e l´altro.

E´ l´Aznavour doc dei rim­pianti,
del tempo che passa ine­sorabile, quello di Non mi scorderò mai, Quel che non si fa più, Ieri sì. Capace pe­rò anche di ironia nella autore­ferenziale L´istrione. Un reci­tal entusiasmante, una sorta di capriccio per l´artista che sfida gli anni compensando con la sua teatralità e la classe gli ine­vitabili acciacchi; e capriccio anche per il pubblico costretto a pagare un biglietto salatissi­mo per un incontro ravvicinato con un dei più grandi artisti del nostro tempo. Successo trionfale ma nessun bis conces­so. In platea anche Lucio Dalla e Vinicio Capossela.

Mario Luzzatto Fegiz

 
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Inserito il 01 Nov 2009 da MLF
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